Lettera da Gabriella Magrini

Cari lettori,

Riporto oggi, con il permesso dell’autrice, la lettera inviatami della giornalista Gabriella Magrini, autrice Sperling & Kupfer, Frassinelli e Superbur, che fra gli altri ha scritto diversi romanzi storici. Ci siamo conosciuti alcuni mesi fa a Bergamo, alla libreria IBS di via XX Settembre, in occasione di una mia presentazione.

Bergamo, 14-1-2015


A Livio Gambarini, autore del romanzo Le colpe dei padri. 

Le comunico le impressioni che ho tratto dalla lettura del suo romanzo, che sono diverse e positive,

Anzitutto i pregi della sua opera: una scrittura trasparente e precisa, una scrittura “di testa” che rappresenta un medioevo sulle orme di Umberto Eco ma con una leggerezza più amabile. 

La mescolanza tra personaggi storici e inventati è ricca e ben amalgamata: suggerisce immagini storiche vive e precise: l’Imperatore tedesco disceso a ramazzare danaro e potere ma incapace di sostenere il proprio gioco, i Visconti che si accapigliano fra loro nella corsa ad affermarsi, le popolazioni che vivono alla giornata seguendo i ritmi dei propri mestieri e le credenze depositate dai secoli nelle loro vallate. 

I fatti tramandati fedelmente dalla storia si legano alle vicende individuali dei personaggi e danno loro uno spessore di realtà: la giovanissima e avventurosa Nera si prende spazio non appena mette piede nella pagina, Azzone Visconti riesce a malapena a stare nel gioco politico ma ha la resistenza di chi vuol arrivare ad ogni costo, il dottore mancato Crotto è quasi patetico nei suoi tentativi di tornare a galla. 

Ma la vera protagonista, a mio avviso, è la gente dei paesi e delle valli che vive nelle sue case e nei suoi mercati. La ricerca storica è approfondita e capace di dare il quadro della vita che sta attorno alle vicende, e il linguaggio affianca la storia seguendola nei vari ambienti (ma non sono un po’ troppe, nonostante il glossario, le espressioni dialettali per un lettore che non sa niente di bergamasco?) 

C’è un solo punto negativo, a mio avviso. Manca l’amore. Manca una storia che s’insinui tra le altre e crei qualche stralcio, o qualche pagina più esplicita di calore umano. Perché l’amore c’è sempre, nelle vicende umane: bisogna solo trovarlo.

Concludendo queste brevi note, mi ha veramente colpito il fragoroso, superbo finale nel quale il paesaggio, la natura, i personaggi e le immagini balenanti delle antiche superstizioni esplodono in quel torrente che trascina tutto a valle. Veramente geniale. 

Ho saputo proprio oggi che il tuo prossimo romanzo è già finito e lo vedremo in primavera. Forse una storia che scaturisce dalla prima, oppure nuovi tempi e nuovi cieli? Comunque: segui la tua stella e “Buona fortuna”, perché anche la fortuna ci vuole. 

Un cordialissimo saluto,

Gabriella Magrini


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