La ricerca storica 1 – Milano

Colonne di San Lorenzo. 

Il 19 febbraio 1326 Azzone Visconti costeggia questo splendido colonnato romano, di ritorno da alcuni mesi di scorrerie in terre guelfe (pag. 81 di Le colpe dei padri). All’epoca Porta Ticinese era in rovina e aveva una doppia arcata parallela, come le altre cinque Porte principali di Milano; solo tre anni più tardi lo stesso Azzone la farà ricostruire a nartece singolo per meglio difendersi da un nemico di terrificante potere (pag. 380)… ma non è il momento per parlare di quell’episodio.  
Voglio invece affrontare un argomento che sta molto a cuore agli amanti di Milano e in generale a coloro che si interessano della storia del Medioevo: la documentazione storica. Che tipo di ricerca è stato fatto per Le colpe dei padri? Quanto sono affidabili le informazioni sui luoghi, gli eventi e i personaggi che si ritrovano nel mio romanzo? Dove le ho pescate, notizie così lontane?
Questo libro marrone davanti alla basilica di San Lorenzo è il Chronicon di Pietro Azario, un notaio novarese vissuto nel XIV secolo che fu testimone oculare di alcune delle gesta di Azzone Visconti. Altri cronisti del Trecento furono il monaco milanese Galvano Fiamma, il fiorentino Giovanni Villani, il bergamasco Bartolomeo Ossa (la cui opera purtroppo non si è conservata, ma che fa una comparsa a pag. 31), l’Anonimo romano, Bonvesin de la Riva e un paio di altri. Fonti affidabili, dunque? Ahahah! No. Al contrario sono elogiatori spudorati, tendenziosi nel migliore dei casi, mescolatori di causalità e volontà divina come solo gli uomini del Medioevo sapevano essere. Ma a loro modo indispensabili: da loro ho attinto moltissime notizie su particolari concreti e minuti, l’ubicazione di una taverna, i presenti su un campo di battaglia, il prezzo dei beni acquistabili, la descrizione fisica dei personaggi e via dicendo. Altri frammenti li ho pescati dalla letteratura: sonetti, canzoni, romanzi, vite di uomini illustri e persino bolle papali.
Per farmi un’idea coerente dello svolgimento degli eventi, si sono rivelati un poco più affidabili gli storiografi delle epoche successive. Costoro, partendo dalla testimonianza dei cronisti che ho elencato sopra, integravano con documenti d’archivio, testamenti, statuti cittadini e carte notarili. Bernardino Corio, Ludovico Antonio Muratori, il conte Alfonso Giulini e i redattori delle Cronache Bolognesi sono coloro che più mi hanno aiutato in questa categoria. Nel caso qualcuno fosse interessato, ad eccezione del Fiamma e dell’Azario gli autori e le opere che sto nominando si possono leggere gratuitamente su Google Books.
Poi si arriva ai giorni nostri, quando la storiografia diventa una disciplina affidabile e i campanilismi si fanno rarefatti fino a scomparire (quasi); la prospettiva storica dà a ogni cosa la sua giusta misura. Nella fotografia ci sono quindici libri da cui ho attinto informazioni. Non sono tutti quelli che possiedo, eh: solo quelli che ci stavano nello zaino. Il Medioevo occupa quasi tre mensole della mia libreria Billy, in tutto circa sessanta libri. E quelli che ho fotocopiato e preso in prestito dalle biblioteche e dagli studiosi che mi hanno consigliato… sono parecchi di più!

Va detto che il Medioevo mi affascinava fin da piccolo, quindi immergermi in questa gigantesca massa di informazioni non è stato affatto pesante. Anzi, a dirla tutta è stato quasi… inebriante. Prima di pensare ai personaggi e alle loro azioni volevo scoprire ogni aspetto della vita di quel periodo lontano, dalle spezie che i ricchi mettevano nei cibi ai meccanismi delle ruote idrauliche, dal costo della vita di un contadino ai processi di metallurgia e architettura, dall’arte orafa alla profilassi superstiziosa. Nel corso dei mesi, la Lombardia del 1325 ha preso vita nella mia mente al punto che quando facevo ipotesi su un punto cieco della documentazione, e più avanti trovavo un testo che vi gettava luce (è successo decine di volte), scoprivo che indovinavo sempre più spesso; dopo quasi un anno di ricerche ero pronto per rimboccarmi le maniche e cominciare a scrivere. E ho dovuto faticare per obbligarmi: come i miei amici archivisti mi hanno confermato, quando ci si focalizza su una ricerca in modo così approfondito, studiare diventa quasi una droga! In definitiva, solo tra libri e riviste credo di aver consultato circa trecento pubblicazioni, a cui si devono aggiungere per completezza mostre, musei e seminari. Con tutto ciò, sia chiaro, non ho la pretesa di essere un medievista o di aver fatto un lavoro immune da errori; però posso garantire ai lettori un grado di accuratezza  più che dignitosa, adeguata a destare l’impressione di essere immersi in un’altra epoca e in un’altra mentalità:  penso di esserci riuscito ed è tutto ciò che mi interessa!

Riguardo al personaggio di Azzone Visconti e agli eventi che lo portarono al trono di Milano, tutt’oggi mi domando come mai nessuno scrittore gli abbia mai dedicato un romanzo. Le sue vicende personali non sono solo emblematiche di un’epoca: sono uniche. La sua gentilezza d’animo unita alla sua astuzia e alle sue bizzarrie ne fanno un protagonista moderno, complesso e affascinante. Spero di essere riuscito a rendere queste sue caratteristiche e a fargli giustizia! 


Un’ultima nota storica: prima ho accennato all’assedio di Milano nel 1329, di cui Porta Ticinese fu uno dei bersagli principali. Immagino che, spoiler a parte, siate curiosi di sapere com’è andato a finire.

Quello nelle fotografie è il santuario che si incontra subito fuori fuori dall’antica porta medievale. Non fatevi ingannare dall’esterno pesantemente rimaneggiato: la struttura esisteva già ai tempi dell’assedio. All’epoca era un convento femminile, alcune fonti lo riportano come Santa Maria delle Signore Bianche. Fu rinominato con il nome attuale poco dopo la fine di quell’assedio: lo sanno in pochissimi, ma se oggi sul frontone leggete B. Virgini Mariae a Victoria, il merito è di Azzone Visconti.

Grazie di essere passati e ci vediamo presto!

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