Le Colpe dei Padri – introduzione

Romanzo di formazione? Di avventura? Romanzo psicologico? Giallo storico? Le colpe dei padri è tutte queste cose insieme; soprattutto è un romanzo che descrive nel dettaglio la Lombardia medievale e i suoi protagonisti.
Per i suoi contenuti, Le colpe dei padri è rivolto a un pubblico dai 16 anni in su.

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Una delle mappe che corredano il romanzo, opera di Fabio Porfidia

 

 

Il tempo della narrazione

Il primo capitolo si svolge nel 1321, tutti i seguenti invece coprono un arco di eventi che vanno dal 1325 al 1329. Si tratta di un periodo oscuro, in cui alle guerre costanti tra la fazione dei guelfi e quella dei ghibellini si aggiunge il raffreddamento del clima globale, portatore di sconvolgimenti climatici e carestie. Non è tutto: in un mondo in cui la gente muore di fame mentre gli alti prelati vestono d’oro e velluti, la guerra all’eresia è all’ordine del giorno. Tra i romanzi storici più famosi ambientati in questo periodo vanno ricordati Il nome della rosa di Umberto Eco (1327) e Mondo senza fine di Ken Follett (1327-1350).

I Protagonisti

Nera da Vertova è nata alla fine del 1313, alla vigilia di un cataclisma climatico di proporzioni continentali: su tutta Europa piovve per quasi due anni di seguito. I fiumi strariparono, le coltivazioni morirono, le bestie selvagge predarono le mandrie; nei racconti dei superstiti a quella carestia, non sono poche le testimonianze di necrofagia e cannibalismo. Dei bambini nati in quel periodo, Nera fu una dei pochi a sopravvivere. Nel 1321, quando il lettore fa la sua conoscenza, è una bambina dalle straordinarie doti; vive nel paese di Vertova, in una valle del contado di Bergamo. Figlia del tintore Tebaldo, Nera è cresciuta in povertà, ma ha il raro privilegio di saper leggere.

Jacopo Domenico de Apibus detto Crotto: nato nel 1300 a Bergamo, nella casa-scuola De Apibus, un illustre istituto in cui si insegna retorica e grammatica latina. Jacopo è il primo di quattro figli cresciuti tra uomini dotti e preziosi tomi di sapere antico. Purtroppo, lui non è come tutti gli altri. Ha una strana malattia che i medici non riescono a curare: dorme pochissimo, mai più di due ore su ventiquattro. La notte è il regno di demoni, streghe e malfattori; tutti chiudono la porta di casa e abbassano la barra, prima di andarsene a dormire. Jacopo non può smettere di pensarci. Cosa farsene, di quelle lunghe notti di tenebre e solitudine?
Le Colpe Dei Padri
Azzone Visconti è nato nel 1302, dall’illustre stirpe che cacciò i della Torre da Milano e stabilì la propria egemonia sulla quarta città più grande d’Europa (dopo Firenze, Bruges e Venezia).
Azzone è l’unico figlio maschio di Galeazzo, signore della città: a lui spetteranno le redini del governo, un giorno. Ma la discordia regna tra il dominus e i suoi fratelli Giovanni, Luchino e Stefano, per non parlare del leggendario condottiero Marco, di cui Azzone è stato scudiero per anni. Azzone è sveglio, abile nel guerreggiare e eccellente nell’osservare, ma ha un carattere troppo mite per il ruolo che lo aspetta. Per Azzone, il momento di prendere decisioni dolorose è più vicino di quanto possa immaginare

La storia

La narrazione è suddivisa in 18 capitoli, all’interno dei quali il punto di vista è stabilmente affidato a uno dei tre protagonisti. Capitolo dopo capitolo, le loro vicende proseguono inmodo apparentemente indipendente; in realtà, sono collegate da un filo strettissimo che diventerà sempre più chiaro nel corso della narrazione. Jacopo, Azzone e le loro famiglie, così come il 70% dei personaggi del romanzo sono realmente esistiti; gli altri sono perlopiù persone di umili condizioni, che non hanno lasciato tracce di sé. Nessuno degli eventi della Storia è contraddetto nel mio romanzo: ho fatto del mio meglio per non storpiare nulla di ciò che è successo davvero, e laddove ho inventato qualcosa ho cercato di farlo nel modo più rispettoso possibile della realtà e dei costumi dell’epoca.

L’obiettivo

Noi uomini e donne del XXI secolo viviamo meglio e più a lungo, siamo più ricchi e istruiti dei nostri avi medievali, eppure ci lamentiamo né più né meno di loro. La lettura è importante perché permette di espandere le proprie vedute; quando si ha a che fare con un periodo storico come il Trecento, questo è doppiamente vero. Il motivo è semplice: una tale dose di violenza e brutalità ci appare come qualcosa di alieno e la tentazione è quella di immaginarcela lontana, qualcosa che capita ad altri e altrove. Per questo ho scelto di mostrare questo periodo storico nei luoghi in cui sono nato e cresciuto. Non la Francia, l’Inghilterra o una sperduta abbazia: nomi famigliari, edifici che ancora esistono e si possono raggiungere e visitare in una giornata di bel tempo, da soli, in famiglia o con gli amici in gita di classe. Luoghi in cui possiamo aver camminato centinaia di volte senza avere la minima idea che la Storia, quella con la S maiuscola, è stata fatta proprio lì.
Se sarò riuscito in questo intento pur scrivendo un’opera scorrevole e interessante, il mio obiettivo sarà raggiunto. Io ho fatto del mio meglio: se ci sia riuscito o meno, dovrete deciderlo voi!

Un saluto e un abbraccio!

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