Dopo l’esordio – i prossimi passi

Ci si immagina sempre uno scrittore come una creatura pensosa e un po’ fuori di testa, incline a perdersi in riflessioni sul presente, sul passato… e il futuro.

Nel corso dell’ultimo anno, molte cose sono cambiate per me. Pubblicare un romanzo, il primo romanzo, è diverso rispetto a pubblicare racconti in antologie, per quanto prestigiose. Molto diverso.
Per me è stato un battesimo del fuoco, l’inizio di un viaggio di cui avevo nozioni quasi solo teoriche; qualcosa di ciò che sapevo ha avuto conferma, qualcosa invece è stato smentito, molto di ciò che era nebuloso è diventato brutalmente chiaro. Condividere queste lezioni con gli amici e le amiche che condividono il mio sogno è uno dei motivi principali per cui ho aperto questo blog, e per cui conduco le mie attività di tutor di un corso universitario di scrittura e moderatore di un forum per aspiranti scrittori.

Ma ci sono anche domande a cui devi risponderti da solo, amico aspirante scrittore. E naturalmente, ci sono domande a cui non riuscirai a rispondere mai. La gente chiede a uno scrittore “perché scrivi?” senza accorgersi che è una domanda simile a “perché hai sposato tua moglie?”, ovvero qualcosa di dannatamente confidenziale e che non si presta proprio a una risposta di due parole, che non sia “per amore”.

Però.
Pubblicare il primo romanzo significa realizzare un sogno. Si parla di passione e di auto realizzazione; per qualcuno questo ha una sfumatura romantica, per altri goliardica, per altri ancora agonistica; ma tutti, con il primo romanzo, sono convinti di dimostrare il proprio valore al mondo. Il dopo, è un’altra questione. La prospettiva cambia radicalmente quando il successo e l’entusiasmo per l’uscita del primo romanzo si esauriscono; è fisiologico che succeda, come è successo a me.

Giuseppe Culicchia, nel suo divertente libro “E così vorresti fare lo scrittore?”, dice che in questa fase delicata lo scrittore si trasforma da Brillante promessa a Solito stronzo, uno status che gli rimarrà incollato fino alla tarda età, in cui diventerà Venerato maestro.
Una volta acquisito lo status di Solito stronzo, la prima domanda naturalmente è:

Voglio andare avanti a scrivere, ora che mi sono tolto lo sfizio e ho visto di che si tratta?

Nel mio caso, la cosa non è nemmeno in discussione: scrivere è il sogno della mia vita, e ne sono convinto ora più che mai.

Ma che tipo di scrittore vuoi essere?

Ecco, qui cominciano i problemi. Sì, perché il secondo romanzo sarà quello che determinerà l’etichetta con cui l’autore dovrà convivere per il resto della sua vita (insieme a quella di Solito stronzo). Continuerà sulla scia del primo romanzo, oppure tenterà qualcosa di completamente diverso? Non è una scelta che diventi più semplice con il confronto con gli altri: Culicchia avverte che entrambe le vie condurranno alla stessa dose di critiche, lamentele e problemi.

Quanto a me…
Da ragazzino sognavo di scrivere romanzi fantasy. Crescendo ho conosciuto un mondo molto più vasto, complesso e sfaccettato di quanto mi aspettassi, e ho scelto di mettere in discussione le mie priorità. Per prima cosa mi sono concentrato sul formato del racconto, che mi ha insegnato a scrivere meglio, poi ho tentato molti generi letterari, sia in voga che di nicchia, per imparare ad ascoltare il lettore e capire cosa vuole dalle storie, cosa non sa di volere e cosa crede di volere. Quando è stato il momento di scegliere che tipo di romanzo d’esordio scrivere, non ho scelto il fantasy ma la narrativa storica. Spesso me ne chiedono il perché, e io non ne faccio mistero: il motivo è che si trovava alla convergenza tra l’arco delle mie passioni personali e quello dell’opportunità di mercato.

Uno scrittore non deve mai smettere di sognare, ma deve sognare con i piedi per terra.

A posteriori posso forse rimpiangere di non aver scelto un differente corso di studi universitari, ma sono pienamente soddisfatto di aver esordito con “Le colpe dei padri” e non con un romanzo di narrativa fantastica. Le Colpe mi ha dato enormi soddisfazioni sotto molti punti di vista, mi ha messo alla prova e, cosa non trascurabile, mi ha dato un grado di successo e notorietà non comune tra gli esordienti della mia età. E sono piuttosto sicuro che un risultato del genere sarebbe stato molto, molto più difficile da raggiungere se avessi assecondato il mio antico impulso.

Ma ora che bisogna mettersi a fare sul serio, non voglio nemmeno dimenticare quella parte profonda, sincera e squisitamente fanciullesca di me che mi ha dato l’energia e lo stimolo per diventare scrittore. Non voglio tradire né sconfessare quella parte che si ricorderà per sempre la meraviglia alla vista dei dardi di fuoco azzurro che saettavano dalle dita di Allanon ne “La spada di Shannara”, al bagliore invincibile della Spada del Sole in “Lupo Solitario”, alla rigida tenebra che albergava nell’inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti, ai mondi complessi e geniali costruiti da George Martin e Terry Pratchett…

È il principale motivo per cui il mio secondo romanzo è un fantasy. Un fantasy storico, per la precisione, intessuto di cultura e ambientato nella Firenze del Duecento, con protagonista il poeta, politico e guerriero Guido Cavalcanti e lo spirito custode della sua famiglia; tra i personaggi storici in azione non poteva ovviamente mancare Dante Alighieri.
Di questo romanzo, terminato a novembre 2014 e attualmente in fase di traduzione, parlerò diffusamente in un prossimo post di anticipazioni.

Torniamo a Le colpe dei padri. Alcuni dei lettori se ne sono resi conto: per suoi personaggi e gli eventi storici di cui parla, si presta naturalmente per avere un seguito, che mostri la vita dei personaggi e dei fatti successivi al 1329. A essere sincero, una parte di me desiderava fin dall’inizio che “Le Colpe” fosse il primo volume di una trilogia dedicata alla Lombardia in quel turbolento arco di anni che andava dal 1325 al 1339. Tuttavia, esordire con un romanzo dal finale aperto comportava parecchi rischi.
Senz’altro occorre avere ottimismo e fiducia in quello che si fa, ma non per questo si può essere ingenui. Come in tutti i campi, occorre considerare che le cose potrebbero non funzionare come si vorrebbe:

Cosa sarebbe successo se io, un esordiente allo sbaraglio, avessi scritto un romanzo aperto e l’avessero letto in pochi? Se dopo le solite cento, centocinquanta copie comprate da amici e parenti, il libro si fosse arenato senza destare interesse nel pubblico degli sconosciuti (che è il pubblico vero), a chi sarebbero serviti i due libri successivi? Al mio ego? Avrei dovuto piantare una storia a un terzo, lasciarla incompleta, e ci sono un milione di buoni motivi per cui questa cosa non si fa. Primo fra tutti, il rispetto per il lettore.
Quindi occorre essere cauti. Ecco che ritorna uno dei miei motti:

Uno scrittore non deve mai smettere di sognare, ma con i piedi per terra.

Come ho resistito all’impulso del fantasy, ho resistito anche a quello della trilogia. Ho quindi impostato “Le Colpe” come un romanzo autoconclusivo che però non risolve alcuni dei misteri emersi e lascia aperte le vicende dei personaggi a successivi sviluppi. In questo modo, se in pochi avessero apprezzato il romanzo, avrei potuto fermarmi lì e passare ad altro; se invece fosse andato bene, avrei potuto scrivere un seguito.

Ebbene, dopo nove mesi dall’uscita i risultati parlano da soli: è appena partita la quarta ristampa del romanzo, e il gradimento il supporto e l’entusiasmo del pubblico è stato davvero incoraggiante; l’ultima, emozionante conferma è stata la lettera che ho ricevuto dalla giornalista e scrittrice storica Gabriella Magrini, che ho pubblicato con il suo permesso alcuni giorni fa.

Quindi ormai è ufficiale: proprio in questi giorni, esaurita la fase di documentazione, sto per iniziare a scrivere il seguito de “Le Colpe”! Gli aggiornamenti a riguardo verranno postati sul blog dedicato, ma posso già dirvi che non vedo l’ora di gettarmi di nuovo a capofitto nel medioevo e accompagnare i miei personaggi in una nuova, grandiosa avventura.

Buone letture, gente!

Il romanzo è pubblicato… e adesso?

Le armi promozionali dello scrittore esordiente. 

Sei ancora troppo “piccolo” per avere un vero agente letterario. Però sei bravo.
Ti sei fatto il mazzo sulla tastiera, rincorrendo personaggi e fili di trama. Hai trovato finalmente un editore onesto, che ha creduto in te e ti ha proposto un regolare contratto di edizione. Hai lavorato a contatto con l’editor, stringendo i denti quando le modifiche erano dure da mandare giù. E finalmente ce l’hai fatta: il tuo libro è nel catalogo delle librerie.
E adesso?

Il luogo comune vorrebbe che, da adesso in poi, il tuo lavoro di autore sia finito e che la palla passi all’editore. Bizzarramente, di questo luogo comune sembrano convinti anche parecchi addetti ai lavori (tipicamente, quei privilegiati che lavorano con grandi case editrici, che possono contare su uno specifico ufficio di pubblicità e marketing). Beh, a quanto vedo sedersi e aspettare che il libro diventi un successo non è una scelta furba.

L’autore è parte fondamentale del processo promozionale: nei mesi successivi alla pubblicazione, devi investire il tuo tempo libero e fare del tuo meglio per aiutare la tua creatura a muovere i primi passi. L’editore è senza dubbio la principale figura di riferimento per consigli e organizzazione, ma (salvo casi eccezionali) sarà poi felicissimo se prenderai iniziative personali che non richiedano il suo intervento, e ti ricompenserà in ogni modo che gli sarà possibile. Ma quali sono le armi promozionali dell’intraprendente scrittore?

1) Conquistare una libreria importante

Sii preparato: i piccoli editori raramente si agganciano ai maggiori distributori (Messaggerie Libri, Pde, Cda, Nda), quindi i loro titoli non raggiungono spontaneamente gli scaffali delle grandi librerie, dove si prediligono best-seller e autori più affermati. L’editore deve spesso muoversi in prima persona per persuadere le singole librerie a esporre i propri titoli di punta. Non sempre è sufficiente.
Dove posso comprare il tuo libro?” è la prima domanda a cui tu, autore, devi avere una risposta che non ti faccia vergognare. Sempre nel caso di piccoli editori, la tua risposta base sarà “In alcune librerie della mia zona, e lo puoi anche ordinare via internet o nelle librerie più grandi: in un paio di settimane arriverà.
Strategicamente parlando, questa risposta è molto rischiosa. La gente è pigra, sapere che ordinare il libro è così complicato dissuaderà molti dal comprarlo. Ecco perché è importante avere almeno una grande libreria che esponga il tuo libro a scaffale. E non deve necessariamente occuparsene l’editore: puoi presentarti tu stesso alla libreria con una una scheda libro (che puoi far preparare alla casa editrice) e una demo, e chiedere di parlare con il responsabile degli ordini. A quel punto, proponigli di ospitare il tuo libro nella sua libreria, esponendo qualche buon motivo che ti sarai preparato in anticipo. Punta sul fatto che manderai lì i tuoi amici a comprarlo.
Alcune librerie risponderanno di no prima ancora di aver ascoltato di che si tratta (soprattutto le Mondadori), altre invece potrebbero darti un’occasione e dare un’occhiata alla scheda e alla demo. Ricorda che non sono tenuti ad ascoltarti. Hanno canali specifici per la selezione dei libri: ascoltandoti ti fanno un favore e per questo meritano la tua gratitudine a prescindere dall’esito del tentativo. Se il tuo libro farà una buona impressione, il responsabile potrebbe decidere di ordinarne alcune copie dal distributore. Il numero più comune è 3 (che potranno essere ri-ordinate quando finiranno), ma alcune librerie potrebbero ordinarne 4, 5 o in alcuni casi addirittura 10 o 20.

2) Esistere online

Crea un luogo in cui condividere contenuti, raccogliere i link utili e postare gli aggiornamenti per chi ti segue da lontano. Il tuo spazio può essere specificamente dedicato al libro, oppure a te come autore; può essere un sito web, un blog o una pagina scrittore su FB. O anche ciascuna di queste cose, se riesci. Aggiornali più spesso che puoi.

3) Recensioni, interviste, notizie di pubblicazione

Nel millennio dell’informazione, più si parla di una cosa e più la si fa crescere, ma procurarti notizie di prestigio è difficile: ti richiederà grande impegno e dedizione. Come regola generale, è meglio il poco che il nulla; anche semplici comunicati stampa e notizie di pubblicazione aiutano (un pochino) il tuo libro: non disdegnarli. Quanto alle recensioni, molti sostengono che vengano lette poco, mentre le interviste totalizzano click maggiori – specialmente se contengono qualche spunto curioso, bizzarro e in qualche modo originale. Ciascuna di queste cose è un canale potenziale che i lettori hanno per giungere a conoscenza dell’esistenza del tuo libro.

4) Presentazioni 

La prima presentazione del romanzo di un esordiente è quasi sempre gremita di pubblico, talvolta lo è anche la seconda. I problemi cominciano quando amici e parenti hanno già tutti comprato la loro copia.
Un tavolo, un presentatore, alcune sedie per il pubblico e qualche copia da vendere: forse un tempo bastavano queste cose per organizzare raffiche di presentazioni di successo, io questo non lo so. So per certo che oggi devi cercarti (meglio ancora, crearti) in anticipo il pubblico di un evento simile, se non vuoi parlare a una stanza deserta. Per questo occorre pianificare attentamente e in modo creativo una presentazione: rifletti bene sul tuo target e cerca di coinvolgere uno o più enti che abbiano a che fare con il tuo libro. Ad esempio, il mio libro d’esordio Le colpe dei padri è un romanzo storico, con un’attenta documentazione alle spalle e ambientato in luoghi ancora ben riconoscibili: Comuni, assessorati alla cultura ed enti legati al territorio sono quindi i partner ideali per l’organizzazione di presentazioni, e spesso bastano da soli a garantire un egregio afflusso di pubblico. Ma qualunque storia ha il suo pubblico prediletto: hai scritto un romanzo che parla di animali? Proponi una presentazione a canili, gattili e ONLUS ad essi legate. Hai scritto un romanzo fantasy? Cerca di partecipare alle tante rassegne di narrativa fantastica che ci sono in Italia. Spesso, anche scuole medie e superiori sono in cerca di spunti e diversivi per motivare gli alunni, e qualcosa di simile fanno la maggior parte delle biblioteche. Non chiedere compensi e cerca di non pagare mai (a meno che tu ritenga che sia il caso), ma assicurati che alla fine ci sia un rinfresco!
E quando si parla di pubblico, non aspettarti grandi numeri: se una presentazione con meno di otto persone è probabilmente un flop (a meno che si parli di un libro di nicchia) tra le dodici e le quindici è un discreto risultato. Dai venti in su è già un successo; dì al tuo editore che a una presentazione hai avuto più di quaranta persone e lo vedrai fare veri e propri salti di gioia!
Quanto alle copie vendute nelle presentazioni, si tratta di un numero molto variabile; nella mia esperienza si aggira attorno alla metà del numero dei presenti, che può arrivare all’80% se l’interesse è eccezionalmente alto oppure scendere sotto il 20 in presenza di fattori detrattori, come un costo elevato, una copertina brutta, una presentazione poco efficace o (ovviamente) una presenza elevata di persone nel pubblico che hanno già acquistato altrove il romanzo.

5) Firma copie

Un qualsiasi negozio che vende libri a ospitarti, un banchetto, un vestito decente; a quel punto basti tu: quando passa qualcuno, lo saluti e gli proponi di leggere il tuo romanzo. Alcuni non sono interessati, altri vanno di fretta, ma diversi saranno incuriositi dalla possibilità di parlare con un vero scrittore: più sarai accattivante nel presentargli il tuo libro e il suo percorso, più futuri lettori usciranno dal negozio con il sorriso sulle labbra e il tuo lavoro autografato tra le mani.

05/07/2014 – Carto-libreria Marceca – Ponte Chiasso (CO)
Tra le 9 e le 12 di mattina ho venduto dodici “Le colpe dei padri”

Non conoscevo il sistema del firma copie fino a pochi mesi fa. Ora che il mio editore me ne ha organizzati un paio, e che ho partecipato ad alcune fiere con un banchetto, penso che il firma copie sia uno strumento formidabile per far girare il libro: richiede pochissima preparazione, può essere organizzato in modo quasi estemporaneo ed è un sistema grandioso per ingaggiare il pubblico faccia a faccia. Inoltre, può durare esattamente quanto tempo puoi dedicarci. Stando a quanto riportano i negozianti che ospitano i firma-copie (librai o giornalai, per lo più), con questo sistema si vendono in media due o tre copie all’ora. In altre parole, in un pomeriggio libero di un qualsiasi weekend si può vendere lo stesso numero di libri di una presentazione ben riuscita, senza coinvolgere presentatori, enti estranei, amici, parenti. Autonomia completa: meraviglioso! L’unico requisito è disporre di un numero sufficiente di copie, ma per questo basta accordarsi con un minimo di anticipo con il negoziante e/o l’editore.

In effetti, gli ostacoli maggiori sono di natura psicologica. Non saprei fare una vera e propria stima, ma la quasi totalità degli scrittori che conosco è costituita da persone di grandissima sensibilità, e questo spesso comporta una natura timida, permalosa e introversa. Al contrario, per convincere il potenziale lettore della bontà della propria storia occorre essere simpatici e sicuri di sé, spesso anche sfacciati. Nulla che non si possa ottenere con un po’ di volontà e di pratica: i risultati ti ripagheranno più che ampiamente!

Buona estate e in bocca al lupo per il tuo libro!