Pubblicazione EW-Gli Eserciti dei Santi

Ciao a tutti!
Un post per aggiornare chi mi segue sulla pubblicazione della mia ultima fatica, Eternal War – Gli Eserciti dei Santi.

Siccome da oggi è disponibile la versione cartacea in Print on Demand, ne approfitto per tirare le somme dei primi venti giorni di vita del romanzo su Amazon, esclusivamente in formato ebook. Ebbene, durante la prima settimana le vendite sono state altissime, al punto che il libro ha raggiunto le prime posizioni delle categorie “fantasy” (è stato a un passo alla top ten, sgomitando con Martin e Collins!) e “narrativa storica” (qui è arrivato in settima posizione!) Mentre nella classifica assoluta di Amazon, che comprende tutti i generi e i formati, cartaceo incluso, l’ho visto con orgoglio alla 316a posizione, ma qualcuno riferisce di averlo visto addirittura in area 200.

Ovviamente, questo boom iniziale non è durato a lungo: dopo una prima settimana di su e giù nelle prime 2000 posizioni (a fronte di un catalogo Amazon di più di un milione di titoli, a quanto afferma il sito), e una seconda settimana a oscillare tra la 3 e la 7000esima, il titolo è poi sceso progressivamente fino a stabilizzarsi intorno alla 20.000esima posizione.
Io ho pochissima esperienza in fatto di classifiche, ma ascoltando un po’ di pareri in giro e considerando che Acheron è una realtà abbastanza piccola, che esiste da soli sei mesi e ha un seguito ancora ristretto, e considerando soprattutto che nel genere fantasy non avevo praticamente nessun lettore fino a questo momento, si tratta di un risultato di vendita che definirei molto incoraggiante!
Stiamo parlando dei soli utenti Amazon: non appena l’editore renderà disponibile l’ebook anche sulle altre piattaforme e sul sito di Acheron Books, mi auguro che il circolare della voce permetta a EWgEdS di raggiungere altri lettori!
Ma se le vendite di queste prime settimane sono promettenti, i feedback di gradimento sono proprio su un altro livello!

I commenti sono pazzeschi. Ogni volta che ne arriva uno nuovo, mi migliora subito l’umore! Li potete sfogliare cliccando qui. Ci altri miei lavori online, per chi volesse fare un confronto: ASAP, Le Colpe dei Padri, le antologie… la media di stelline è sempre stata piuttosto favorevole, ma nessuna mia storia ha mai ricevuto un’accoglienza calda come quella di EWgEdS. Mi ha fatto un piacere immenso leggere nelle recensioni di aver raggiunto esattamente gli scopi narrativi che mi ero prefissato, e mi hanno addirittura commosso le parole di uno scrittore che è stato tra i miei punti di riferimento negli ultimi anni, e non solo sul piano della narrativa. Sto parlando di Luca Tarenzi, portabandiera dell’urban fantasy italiano, che a EWgEdS ha fatto da illustre gamma reader, e che più di tutti ha creduto nelle potenzialità di questa storia, al punto da arrivare scrivere questo sul suo wall di Facebook. Non ci sono parole per ringraziare.
Ma penso che la buona partenza di EWgEdS sia stata favorita anche dalle recensioni dei blogger e dei lettori che avevano optato per il pre-buy (numeri peraltro non conteggiati da Amazon), che alla data di uscita avevano già iniziato a comparire sul web permettendo ad altri potenziali lettori di cominciare a considerare l’acquisto. Ci sono state anche menzioni ed esortazioni alla lettura, da Fantasy Magazine a Vaporteppa. Che altro dire? Spero che il libro continui su questa rotta, che possa intrattenere e coinvolgere sempre più persone.
Sono arrivati anche i segnalibri con il QR code!

Alcuni ringraziamenti speciali:

  • Gabriele Zweilawyer, editor, autore e cultore storico di ferrea preparazione conosciuto di recente, per avermi segnalato un anacronismo nella preview di EWgEdS  sopravvissuto alle varie stesure e revisioni. Alcuni ringraziamenti speciali.
  • Timoty Horgan, giovane e talentuoso scrittore australiano, per aver accettato a scatola chiusa di fungere da beta reader supplementare alla versione inglese del romanzo, e avermi dato consigli eccellenti. Thank you Tim, you’re the best!
  • A tutti i lettori che hanno sostenuto il libro con l’entusiasmo, le recensioni e il passaparola: questi rimangono senza dubbio i migliori strumenti per far vivere una storia. Un abbraccio speciale a Stefano Cariddi per la dedizione, gli incoraggiamenti e la condivisione di idee.
Per ora è tutto, buone letture e che il vostro Ancestrarca vi guidi!

Lettera da Tiziano Incani

I lettori che non sono originari di Bergamo o Brescia forse non ne avranno sentito parlare, ma in area orobica nessuna celebrità è più famosa del Bepi. 
Al secolo si chiama Tiziano Incani (link al suo sito). Anche se ascolto le sue canzoni da molto tempo, l’ho conosciuto di persona soltanto lo scorso autunno. Pochi giorni fa, mi ha scritto le sue impressioni su Le colpe dei padri. 

Ma prima, facciamo un po’ di mente locale questo personaggio.

Compositore, musicista, cantante dialettale e presentatore di un noto programma locale, Tiziano è un’autentica rock star alpina. Il suo percorso discografico comincia nel 1995; il personaggio del Bepi è nato qualche tempo dopo, quasi per gioco. Con il tempo le cose sono cambiate: le poche decine di fan sono diventate centinaia, poi migliaia. Oggi i suoi sostenitori sono una folla che trasforma ogni suo concerto in un evento.

Con il tempo, anche l’approccio del Bepi alla musica è cambiato. Ridere fa sempre bene, mi ha raccontato quando l’ho conosciuto, ma c’è anche altro nella vita: occorre riflettere e ricordare. Per questo nei suoi dischi più recenti compaiono affreschi umani e temi decisamente seri, dal disastro del Gleno all’integrazione razziale; un’evoluzione tematica che si accompagna a inaspettate sperimentazioni musicali – alcune delle quali davvero memorabili: rock, canto lirico, swing, jodel, metal, country, tutti declinati al bergamasco. In ogni caso, anche se ora è “maturato” e si è tolto la parrucca che usava agli inizi, il Bepi non si prende mai troppo sul serio e non rinnega il retroterra goliardico che lo ha reso quel che è – ne sono dimostrazione le sue proverbiali camice.

Io gli sono grato per un motivo molto personale: sono state le sue canzoni, insieme a quelle di Luciano Ravasio, a farmi nascere la passione per la cultura e il linguaggio di Bergamo, senza i quali Le colpe dei padri non sarebbe esistito. L’ho contattato perché volevo ringraziarlo per questo ruolo di divulgatore, e per aver scelto di inserire nel suo repertorio le canzoni del tipo “nuovo”, che mi hanno spinto a non considerarlo più soltanto “uno che fa ridere” ma un artista completo e capace, uno da cui assorbire gli accenti e la memoria delle mie radici.

Non sono un gran lettore, mi ha confidato quando ci siamo incontrati, vicino a Clusone, però il tuo libro lo leggo. Prometto che ci provo.

Per il livello di dettaglio del suo contenuto storico, sono consapevole che Le colpe dei padri possa essere una lettura impegnativa per chi non legge molto. L’impatto iniziale, soprattutto, richiede un certo sforzo di immaginazione e di memoria. Ma conoscevo l’amore del Bepi per Bergamo, ed ero sicuro che il suo interesse per il passato della nostra terra fosse solido (sulla storia recente ne sapeva più di me!), perciò ero fiducioso.

Da allora, di quando in quando, mi aggiornava sulla lettura che procedeva. A gennaio 2015 mi ha invitato  a partecipare come “notaio” a una puntata del Bepi Quiss. È stato divertentissimo!
Poi, alcuni giorni fa, mi ha scritto questo:

Ciao Livio. Non ci crederai, ma sono arrivato in fondo al tuo libro!

Che emozione, ho pensato, uno dei miei cantautori preferiti ha letto il mio romanzo!
Gli ho subito chiesto qualche parere, e lui mi ha gentilmente autorizzato a divulgare la sua risposta. Attenzione, il brano che segue contiene SPOILER: non proseguite nella lettura se non avete già letto il romanzo (ricordo che potete cercarlo in alcune di queste librerie, oppure ordinarlo su Amazon da questo link). 

Di tutti i personaggi de “Le colpe dei padri” quello a cui, forse un po’ banalmente, ci si affeziona di più è proprio la popolana Nera.

Anche il Bepi fa il tifo per Nera, dunque! A quel punto ero curiosissimo di sapere il perché:

Persino troppo perfetta, a volte, nel suo ruolo di “brava ragazza”: ponderata, premurosa, intelligente, accorta, umile, saggia. Non si può dire che sprigioni proprio sensualità o che induca in tentazione, ma forse proprio per contrappasso, il pensiero un po’ viene. 

Questa cosa mi ha colpito: non avevo mai considerato una simile dinamica. Da cosa poteva essere scaturita?

Di certo Nera è femmina e ce ne si ricorda sempre. Si tende istintivamente a voler riequilibrare il suo status di vittima innocente e a restituirle quel diritto alla sensualità sancito da madre natura. 

Un senso di riscatto, dunque: attraverso il riconoscimento del “diritto alla sensualità” negata di Nera, Tiziano aveva provato un’istintiva attrazione verso di lei, mossa forse dal quel naturale istinto maschile di protezione verso la bellezza femminile. Interessante!

Anche Crotto ha il suo perchè, e ancor di più il suo alter ego Scür Fósk: chi di noi non sogna di poter diventare un giustiziere capace di incutere timore senza averne, di sfruttare le tenebre anzichè esserne sopraffatto? 

Diversi lettori hanno osservato che Crotto è un po’ sacrificato dalla trama; meno male che a Tiziano è piaciuto! Nel seguito delle Colpe, che sto scrivendo, magister Crotto avrà molta più importanza: in effetti sono le sue azioni e le sue decisioni la causa principale dell’azione.

Ma, per conto mio, non è esente da fascino nemmeno il cattivo Marco Visconti: le incommensurabili forza e determinazione lo rendono simile a certi personaggi dei film americani non troppo sfumati, dove il più forte è il più forte e basta, senza star lì tanto a farla lunga, che in fondo nessuno spettatore ne avverte il bisogno. Peccato alla fine si riveli essere dalla parte “sbagliata”. Del resto, Livio, tu non sei un rozzo regista stelle e strisce dell’epoca della guerra fredda. 

Ti ringrazio, Tiziano!

L’unico che proprio non fa altro che repulsione è il bavaro Ludwig: nulla mi toglie dalla testa che in lui tu abbia voluto vedere l’immagine della perennemente detestata Germania, temuta ma anche derisa, alla quale non bastarono mai nemmeno improvvide alleanze in ogni epoca per veder ribaltata l’italica antipatia nei suoi confronti.

Un’altra riflessione interessante, nei suoi parallelismi storici; nella narrazione delle Colpe ho cercato di mantenermi neutrale e di riportare i fatti nel modo più coerente possibile con le fonti, tuttavia è innegabile che un tocco personale nella caratterizzazione dei personaggi ci sia stato. Come popolo e come aspiranti sovrani d’Europa, i tedeschi del Trecento sono senz’altro molto diversi dai tedeschi del Novecento e del Duemila, tuttavia è sempre bizzarro notare come, a distanza di secoli, situazioni e fatti storici tornino a manifestarsi in forme somiglianti.

Per concludere, ecco il suo giudizio complessivo:

Molto, molto bello e scritto benissimo. Alcune cose non le ho capite, tipo la Ègia di cadéne o la strana piena del Serio, ma mi è piaciuto un sacco.
Wow!
Grazie delle tue parole, Tiziano. Mi riempie di felicità e di orgoglio il pensiero di averti restituito, in un’altra forma e un altro campo artistico, quel piacere della riscoperta che tante volte mi hai dato tu con le tue canzoni.

Fa niente se non capiamo proprio tutto: ci saranno altre occasioni, magari, altri libri. Dopo questa esperienza, sono ancora più convinto che sia possibile guardare il mondo con occhi colmi di meraviglia; anche il nostro mondo, piccolo e famigliare: basta avere in mente una nuova storia o una canzone che ci mostrino quei luoghi con maggiore profondità di campo. Perché è questo che noi facciamo, secondo me.

Un grande abbraccio, a Tiziano e a tutti i lettori che mi seguono.
Buona continuazione!

Anticipazioni: Eternal War – gli Eserciti dei Santi

Dopo l’anteprima del Cartoomics 2015, è arrivato il momento di dare qualche anticipazione in più sul mio nuovo romanzo, la cui pubblicazione è imminente! Partiamo con qualche informazione sparsa:
Titolo: Eternal War – Gli Eserciti dei Santi
Titolo inglese: Eternal War – Armies of Saints
Editore: Acheron Books
Lunghezza della versione italiana: 333k caratteri (circa 185 pagine), pilota autoconclusivo.
Genere: Historic fantasy
Ambientazione: Toscana e Roma XIII secolo; Lande dello Spirito
Pubblicazione: giugno 2015
Anteprima gratuita: Link
Acquistalo su Amazon: Link

Pitch in tre righe

Eternal War: Gli Eserciti dei Santi è un historic fantasy con protagonista il politico-poeta Guido Cavalcanti: magia, ambizione e creature sovrannaturali si mescolano con le tensioni della Firenze del XIII secolo, nell’immortale cornice storica della Divina Commedia di Dante Alighieri

Un fantasy storico?

La battaglia di Montaperti

Sì. Eventi reali plasmano e sostengono questa storia: si parte dalla celebre battaglia di Montaperti del 1260 e si arriva a un’altra battaglia cruciale, quella di Campaldino del 1289. Entrambi questi eventi bellici videro contrapposte le fazioni dei guelfi e dei ghibellini di Firenze, con varie altre città schierate a sostegno dell’una e dell’altra parte (sulla cornice storica, scriverò a breve un articolo sul blog di Acheron Books). Rivalità tra fazioni, guerra e politica medievale; potrebbe sembrare evidente la somiglianza con il mio primo libro, il romanzo storico Le colpe dei padri. In realtà le somiglianze sono del tutto superficiali: benché la Storia e la letteratura medievale abbiano un certo peso anche qui, questa volta l’aspetto che ho messo al primo posto è invece il Sense of Wonder. In questo romanzo la magia esiste oltre ogni dubbio, è ovvia e attiva, è una magia intessuta di miracologia cristiana, psicologia e superstizione – un po’ come lo era per gli uomini e le donne del medioevo. Gli esseri umani sono l’oggetto di questa narrazione, ma i soggetti veri sono gli…


Ancestrarchi
Un Ancestrarca è un essere nascosto. Un plurisecolare burattinaio di anime, legato a una specifica famiglia umana. Dalle Lande dello Spirito questo “custode” manovra per i propri scopi gli uomini e le donne della sua stirpe, che non si rendono conto né della sua esistenza né tantomeno di esserne manipolati. Gli Ancestrarchi discendono dai Penati della mitologia romana e sono i responsabili degli schemi di comportamento ereditari, dei vizi e delle virtù famigliari, di tutti quei traumi che superano il confine di una generazione e obbligano i figli a ripetere le stesse azioni e gli stessi errori dei genitori. Ma non voglio anticipare troppo, sennò vi toglierei il piacere di leggerlo (per chi non ce la fa ad aspettare, è già disponibile un’anteprima online).
Essendo una storia su commissione, non si può parlare degli Eserciti senza parlare della realtà editoriale all’interno della quale è stato concepito, e di cui ho già fatto qualche accenno qui e là in altri post del blog.


L’editore e la sua scuderia

Il logo di Acheron Books

Acheron Books è una start-up, presente sul mercato da pochi mesi. Si tratta di una realtà innovativa e ambiziosa, che si prefigge nientemeno che di diffondere nel mondo la migliore narrativa fantastica made in Italy uscendo dalle meccaniche discutibili della grande editoria. Per raggiungere questo obiettivo ha radunato da un lato elementi blasonati del fantasy, il pulp e l’horror nostrano, come Luca Tarenzi, Davide Mana Samuel Marolla; dall’altro, scommette anche su alcuni scrittori alle prime esperienze come Alessio Lanterna e il sottoscritto. 


La mission

Il vivaio nostrano della narrativa fantastica boccheggia. Viviamo in una grave condizione di esterofilia: gli autori italiani vendono una frazione ridicola di quanto vendono gli stranieri. Colpa della mancanza di idee originali? Della mancanza di talento? Acheron è convinta che più che degli autori, la colpa sia della triste situazione del mercato tradizionale. Per questa ragione non è sulle piazze italiane che si punta con questo progetto, ma su quelle mondiali in lingua inglese. Tutti i libri Acheron, incluso il mio, vengono tradotti e pubblicati in doppia lingua in formato digitale (per i fanatici della carta, c’è il comodo Print on Demand).

Fantasy italiano

Riducendo in dieci righe un argomento che richiederebbe almeno cento pagine (spero mi perdonerete per questo), quando Tolkien fondò l’epica che consacrò il genere fantasy, fece sostanzialmente un’operazione di recupero e rielaborazione culturale: folklore e suggestioni della letteratura antica della sua terra furono rivitalizzate e infuse di contenuti e morali nuove, adatte ai suoi tempi e ai suoi lettori. Bizzarramente, quando gli autori di mezzo mondo presero a scrivere fantasy sull’onda di Tolkien, invece di recuperare ciascuno la propria tradizione fantastica tutti si accalcarono a riciclare i draghi, gli elfi e i nani del nord Europa del professore di Oxford.
Geralt, protagonista del celebre videogioco tratto da The Witcher

Ora, questo è uno degli aspetti che più apprezzo e in cui credo maggiormente del progetto editoriale Eternal War – gli Eserciti dei Santi: da me in poi, tutti gli autori Acheron vengono infatti invitati a elaborare storie fantastiche italiane, approfittando dello sconfinato patrimonio storico, folklorico e immaginifico legato all’Italia, da Omero a Calvino passando per Apuleio, Dante, Ariosto, Tasso, Collodi e tanti altri. Altrove questo processo ha funzionato bene anche in tempi vicini a noi: Andrzej Sapkowski più di tutti ha dimostrato che questa strada è praticabile e può portare addirittura a un successo commerciale mondiale (mai sentito parlare di The Witcher?). Resta da verificare se Acheron abbia fatto bene o meno a riporre la sua fiducia in me e nel mio Eternal War.
di cui fa parte

Io lo spero. 
Spero con tutto me stesso che questo romanzo riuscirà a superare lo scoglio granitico dell’indifferenza del web e creare quel passaparola che è l’arma più potente tanto per i lettori quanto per gli scrittori. Spero di sorprendere e intrattenere chi prenderà in mano il mio libro, spero di regalargli la meraviglia che si prova osservando qualcosa di familiare da un altro punto di vista. Insomma, spero tanto di essere all’altezza di questa occasione: è una di quelle che non capitano spesso, nella vita. 
Io voglio crederci. 
Buone letture a tutti, un abbraccio!

Perché le case editrici GRANDI pubblicano libri BRUTTI?

L’editoria tradizionale è in crisi nera, il mercato librario è in forte contrazione, in Italia si legge poco e male. Perché?

“Colpa della televisione” dice Tizio.
“Colpa dei videogiochi, di internet, degli smartphone e degli ebook.” dice Caio.
“Colpa dei politici, che danno risalto a cose frivole per distrarci dalle cose gravi” dice mio cuggino.

Avete dato un’occhiata ai libri di autori italiani che affollano le grandi librerie? Avete notato che quelli mediocri e insapori (spesso scritti da gente già ben inserita o proveniente dal mondo dello spettacolo o della musica, che non ha nulla a che fare con la scrittura) si prendono sempre più spazio sugli scaffali, mentre i libri di qualità tendono a scomparire?

Aveva ragione mio cuggino? Dunque è un complotto dei potenti?

No, calma. Sono semplici strategie di marketing. Ci sono degli accorgimenti specifici nella selezione dei libri da proporre al pubblico, è ovvio, ma i principi di base sono gli stessi che guidano la disposizione dei prodotti al supermercato: vicino alle casse alcuni, in cima a scaffali remoti altri.

Bisogna partire da un assunto molto importante, una cosa su cui forse non vi eravate mai soffermati a pensare. Che si tratti di libri di attualità, di narrativa o quant’altro, in libreria i prodotti più sbandierati non sono i più buoni o i più freschi: sono quelli che hanno più probabilità di essere presi in mano da coloro che erano venuti in libreria a cercare altro.
Fermatevi un attimo e rileggete questa frase, perché è davvero importante.

Ecco un ragionamento tipico e casuale di una persona appena entrata in libreria.
“Chissà dov’è il reparto di cura degli animali domestici… oh guarda, il cantante che mi piace tanto ha scritto un libro! Quasi quasi per Natale lo regalo alla mia amica, anche lei ama quel cantante.”

Un esempio a caso

Ragioniamo così, è vero o no?
E così, quel libro lo comprate. E date un’occhiata anche al libro che gli sta di fianco, in super sconto: ce ne sono almeno cento copie, impilate a elica uno sopra all’altro. Che spettacolo! Ne avete sentito parlare in TV: ha una bella copertina, sarebbe un regalo ideale per vostra zia, da cui andrete a cena proprio settimana prossima. Però, ecco, più di due libri in una volta non potete mica permetterveli, con questa crisi… In effetti il libro che stavate cercando lo potrete sempre prendere un’altra volta, o magari farvelo prestare da qualcuno.

Ecco fatto: avete appena completato la catena di ragionamenti incriminata.
Senza accorgervene, avete appena contribuito all’anti-meritocrazia dei libri in libreria.

Aprite il vostro profilo di Facebook. Scrivete uno status interessante e arguto, su un argomento che vi sta a cuore. Riceverete dieci o venti like; il doppio sarà un grande successo. Se la stessa frase la scrivesse un calciatore, in un’ora ne riceverebbe varie decine di migliaia.
Questa cosa vi stupisce? A me no.
Ora preparatevi, perché state per scoprire la risposta alla domanda per la quale avete aperto questo articolo. Forse vi capiterà una di quelle strane sensazioni, in cui una parte di voi dirà “porca miseria, è vero!” e contemporaneamente un’altra “grazie al piffero, è una cosa ovvia”. In ogni caso tenetela in mente, perché per quanto banale è una realtà potente.

In Italia i libri vengono creati, distribuiti e pubblicizzati con lo stesso criterio di un post su Facebook. Le vendite sono come i like: il 95% non vengono mobilitate dalla qualità intrinseca del libro, ma dalla sua appetibilità superficiale, la sua capacità di attrarre. Il fattore più importante è il nome dell’autore, e ai fini del successo è del tutto ininfluente che il libro sia bello, o che l’autore abbia a che fare con i libri. 

Pensate alle grandi librerie di catena un po’ come al wall Facebook dell’Italia.
Ogni prodotto è pensato, gerarchizzato e proposto come un post di FB, perché le case editrici si sono accorte da tempo che noi siamo sostanzialmente superficiali. Non possiamo lamentarci se quattro volte su cinque, questi “best seller” di celebrità italiane si rivelano libri mediocri o peggio. Se ne accorgono invece all’estero, dove il nostro mercato indigeno è considerato povero (una piazza golosa per i loro libri in traduzione); inconsciamente forse ce ne accorgiamo anche noi, visto che quando si parla di prodotti culturali siamo una delle nazioni più esterofile dell’intero Occidente.

Come spesso accade, la colpa è nostra e non ce ne accorgiamo. Molti tra autori e lettori danno la colpa alle case editrici; ma in questa crisi gli editori non fanno altro che analizzare il mercato e cercare di adattarvisi al meglio delle loro possibilità. Per non colare a picco. E il modo in cui lo fanno è prima di tutto selezionare i libri che meno probabilmente saranno un flop di acquisti: i pochissimi soldi che avanzano nel loro budget vengono poi impiegati per dotarli di belle copertine, recensioni positive sui giornali e spazio mediatico ovunque possibile.
Chiedete a un qualsiasi professionista (onesto) del grande mondo editoriale se sia vero che il criterio odierno è questo. Non vi dirà né sì né no, ma allargherà le braccia e sospirerà: “Questione di sopravvivenza.”

Ma allora come si esce da questa situazione? Come si può invertire questa tendenza? E, nel nostro piccolo, come facciamo a essere sicuri che il romanzo italiano che stiamo per comprare valga il nostro tempo e i soldi dell’acquisto, in mezzo a questa marea di ciofeche luccicanti?
In realtà non è così difficile. Basta seguire alcuni semplici accorgimenti.

  1. Guardate con sospetto le proposte troppo sbandierate: se un autore italiano è in pole position in libreria senza essere già stato autore di un capolavoro, allora al 99% non è lì per merito suo, soprattutto se è già famoso o se appartiene al mondo della politica o dello spettacolo. Giorgio Faletti è l’eccezione (almeno secondo qualcuno); sicuramente non è la regola. 
  2. Oltre a Facebook, createvi un account su siti come Anobii o Goodreads, che vi suggeriscono letture mirate sui vostri gusti semplicemente confrontando con il loro database i voti che avete dato ai libri che vi sono piaciuti di più in passato. Quando un libro vi piace, commentatelo ovunque potete; questo è molto più importante di quanto si pensi normalmente.
  3. Il passaparola di amici che hanno gusti simili ai vostri è (e resterà sempre) uno dei sistemi più affidabili. Inoltre, i blog letterari abbondano: cercate quelli con cui vi sentite in sintonia e fidatevi del giudizio e dei consigli che vi daranno i blogger. 
  4. Cercate di resistere agli acquisti superficiali in libreria. Non è questione di avere la puzza sotto il naso, è questione di conoscere i fattori per cui vi vengono proposti. Ora, quanto sto per dirvi ha diecimila eccezioni e andrebbe sicuramente valutato caso per caso, ma se una grande libreria cerca di convincervi a comprare un libro di un italiano (con fascette gialle roboanti o pile di libri alte come totem, gadget, sconti o quant’altro), ci sono buone possibilità che non sia un libro adatto a un lettore esigente. Le librerie sanno che i lettori che cercano i libri belli non hanno bisogno di essere convinti a comprarli, perché li compreranno in ogni caso, quindi spingono quelli più popolari, nella speranza di agganciare coloro che leggono poco e hanno gusti semplici.
  5. Se leggete un libro che vi fa dire: “Oh, questo sì che è bello davvero!”, compratene un’altra copia e mettetela da parte per regalarlo alla prima occasione. Non aspettate che arrivi Natale o il compleanno della vostra amica: la maggior parte dei libri belli purtroppo non diventano best seller, e solo i best seller restano a lungo sugli scaffali. Con il vostro secondo acquisto, inoltre, starete dando un diretto contributo al successo di un bel libro.
  6. Non abbiate timore di ordinare un libro, se non lo trovate in libreria. Spesso i libri belli non sono a scaffale, e il fatto che non siano reperibili non vuol dire affatto che non siano belli. Se volete evitare un viaggio a vuoto, basta fare prima un colpo di telefono. 
  7. (Dulcis in fundo) Considerate di iniziare a leggere ebook: potrete trovarli, acquistarli e leggerli ovunque siate, e siccome la grande editoria ci crede meno che nei libri stampati, le classifiche degli ebook tendono a rispecchiare maggiormente la qualità effettiva rispetto alle classifiche dei libri cartacei. Lo so, lo so: voi preferite i libri fisici. Se non sentite l’odore della carta o la consistenza della pagina non riuscite ad amarlo come un libro “vero”: non preoccupatevi, non siete gli unici: circa il 90% degli italiani la pensano come voi. Credetemi, sono solo schemi mentali dettati dall’abitudine: scommetto che frasi simili erano pronunciate dai viaggiatori in calesse al diffondersi delle automobili. Non dico che dovremmo abbandonare il libro cartaceo, ma che farebbe bene provare anche il libro elettronico. In quasi tutte le nazioni in cui si leggono molti ebook, si legge di più in generale. Non è un caso. Tra le varie ragioni per dare una possibilità a questo misterioso oggetto/non-oggetto, c’è anche il fatto che, senza che voi ve ne accorgiate, l’attaccamento al supporto fisico vi rende più suscettibili alle lusinghe dei libri ad “alto richiamo” di cui si parlava prima, ovvero i libri-come-post-su-facebook.
Nell’ambiente degli autori esordienti o pre-esordienti, molti covano un rancore profondo verso le grandi case editrici per le loro politiche di selezione dei libri da pubblicare.
La trovo una cosa sciocca. Certo, in un mondo perfetto gli autori bravi finirebbero automaticamente col ricevere lo spazio e i lettori che meritano, ma questo mondo non è perfetto e le case editrici devono viverci, così come dobbiamo viverci noi.
Invece di lamentarci, possiamo avviare il cambiamento nella piccola fetta di mondo che compete a noi: non rassegnamoci alla tentazione di incolpare gli altri e cominciamo a risolvere le cose, mostrandoci meno superficiali nei nostri acquisti. Magari saremo solo una goccia nel mare, magari invece saremo la goccia che farà traboccare il vaso, prima o poi.

Buone letture a tutti, e non perdetevi il prossimo post di anticipazione sul mio romanzo fantasy che tra un mese vedrà la luce per Acheron Books!
Un grande abbraccio!

Dopo l’esordio – i prossimi passi

Ci si immagina sempre uno scrittore come una creatura pensosa e un po’ fuori di testa, incline a perdersi in riflessioni sul presente, sul passato… e il futuro.

Nel corso dell’ultimo anno, molte cose sono cambiate per me. Pubblicare un romanzo, il primo romanzo, è diverso rispetto a pubblicare racconti in antologie, per quanto prestigiose. Molto diverso.
Per me è stato un battesimo del fuoco, l’inizio di un viaggio di cui avevo nozioni quasi solo teoriche; qualcosa di ciò che sapevo ha avuto conferma, qualcosa invece è stato smentito, molto di ciò che era nebuloso è diventato brutalmente chiaro. Condividere queste lezioni con gli amici e le amiche che condividono il mio sogno è uno dei motivi principali per cui ho aperto questo blog, e per cui conduco le mie attività di tutor di un corso universitario di scrittura e moderatore di un forum per aspiranti scrittori.

Ma ci sono anche domande a cui devi risponderti da solo, amico aspirante scrittore. E naturalmente, ci sono domande a cui non riuscirai a rispondere mai. La gente chiede a uno scrittore “perché scrivi?” senza accorgersi che è una domanda simile a “perché hai sposato tua moglie?”, ovvero qualcosa di dannatamente confidenziale e che non si presta proprio a una risposta di due parole, che non sia “per amore”.

Però.
Pubblicare il primo romanzo significa realizzare un sogno. Si parla di passione e di auto realizzazione; per qualcuno questo ha una sfumatura romantica, per altri goliardica, per altri ancora agonistica; ma tutti, con il primo romanzo, sono convinti di dimostrare il proprio valore al mondo. Il dopo, è un’altra questione. La prospettiva cambia radicalmente quando il successo e l’entusiasmo per l’uscita del primo romanzo si esauriscono; è fisiologico che succeda, come è successo a me.

Giuseppe Culicchia, nel suo divertente libro “E così vorresti fare lo scrittore?”, dice che in questa fase delicata lo scrittore si trasforma da Brillante promessa a Solito stronzo, uno status che gli rimarrà incollato fino alla tarda età, in cui diventerà Venerato maestro.
Una volta acquisito lo status di Solito stronzo, la prima domanda naturalmente è:

Voglio andare avanti a scrivere, ora che mi sono tolto lo sfizio e ho visto di che si tratta?

Nel mio caso, la cosa non è nemmeno in discussione: scrivere è il sogno della mia vita, e ne sono convinto ora più che mai.

Ma che tipo di scrittore vuoi essere?

Ecco, qui cominciano i problemi. Sì, perché il secondo romanzo sarà quello che determinerà l’etichetta con cui l’autore dovrà convivere per il resto della sua vita (insieme a quella di Solito stronzo). Continuerà sulla scia del primo romanzo, oppure tenterà qualcosa di completamente diverso? Non è una scelta che diventi più semplice con il confronto con gli altri: Culicchia avverte che entrambe le vie condurranno alla stessa dose di critiche, lamentele e problemi.

Quanto a me…
Da ragazzino sognavo di scrivere romanzi fantasy. Crescendo ho conosciuto un mondo molto più vasto, complesso e sfaccettato di quanto mi aspettassi, e ho scelto di mettere in discussione le mie priorità. Per prima cosa mi sono concentrato sul formato del racconto, che mi ha insegnato a scrivere meglio, poi ho tentato molti generi letterari, sia in voga che di nicchia, per imparare ad ascoltare il lettore e capire cosa vuole dalle storie, cosa non sa di volere e cosa crede di volere. Quando è stato il momento di scegliere che tipo di romanzo d’esordio scrivere, non ho scelto il fantasy ma la narrativa storica. Spesso me ne chiedono il perché, e io non ne faccio mistero: il motivo è che si trovava alla convergenza tra l’arco delle mie passioni personali e quello dell’opportunità di mercato.

Uno scrittore non deve mai smettere di sognare, ma deve sognare con i piedi per terra.

A posteriori posso forse rimpiangere di non aver scelto un differente corso di studi universitari, ma sono pienamente soddisfatto di aver esordito con “Le colpe dei padri” e non con un romanzo di narrativa fantastica. Le Colpe mi ha dato enormi soddisfazioni sotto molti punti di vista, mi ha messo alla prova e, cosa non trascurabile, mi ha dato un grado di successo e notorietà non comune tra gli esordienti della mia età. E sono piuttosto sicuro che un risultato del genere sarebbe stato molto, molto più difficile da raggiungere se avessi assecondato il mio antico impulso.

Ma ora che bisogna mettersi a fare sul serio, non voglio nemmeno dimenticare quella parte profonda, sincera e squisitamente fanciullesca di me che mi ha dato l’energia e lo stimolo per diventare scrittore. Non voglio tradire né sconfessare quella parte che si ricorderà per sempre la meraviglia alla vista dei dardi di fuoco azzurro che saettavano dalle dita di Allanon ne “La spada di Shannara”, al bagliore invincibile della Spada del Sole in “Lupo Solitario”, alla rigida tenebra che albergava nell’inquisitore Eymerich di Valerio Evangelisti, ai mondi complessi e geniali costruiti da George Martin e Terry Pratchett…

È il principale motivo per cui il mio secondo romanzo è un fantasy. Un fantasy storico, per la precisione, intessuto di cultura e ambientato nella Firenze del Duecento, con protagonista il poeta, politico e guerriero Guido Cavalcanti e lo spirito custode della sua famiglia; tra i personaggi storici in azione non poteva ovviamente mancare Dante Alighieri.
Di questo romanzo, terminato a novembre 2014 e attualmente in fase di traduzione, parlerò diffusamente in un prossimo post di anticipazioni.

Torniamo a Le colpe dei padri. Alcuni dei lettori se ne sono resi conto: per suoi personaggi e gli eventi storici di cui parla, si presta naturalmente per avere un seguito, che mostri la vita dei personaggi e dei fatti successivi al 1329. A essere sincero, una parte di me desiderava fin dall’inizio che “Le Colpe” fosse il primo volume di una trilogia dedicata alla Lombardia in quel turbolento arco di anni che andava dal 1325 al 1339. Tuttavia, esordire con un romanzo dal finale aperto comportava parecchi rischi.
Senz’altro occorre avere ottimismo e fiducia in quello che si fa, ma non per questo si può essere ingenui. Come in tutti i campi, occorre considerare che le cose potrebbero non funzionare come si vorrebbe:

Cosa sarebbe successo se io, un esordiente allo sbaraglio, avessi scritto un romanzo aperto e l’avessero letto in pochi? Se dopo le solite cento, centocinquanta copie comprate da amici e parenti, il libro si fosse arenato senza destare interesse nel pubblico degli sconosciuti (che è il pubblico vero), a chi sarebbero serviti i due libri successivi? Al mio ego? Avrei dovuto piantare una storia a un terzo, lasciarla incompleta, e ci sono un milione di buoni motivi per cui questa cosa non si fa. Primo fra tutti, il rispetto per il lettore.
Quindi occorre essere cauti. Ecco che ritorna uno dei miei motti:

Uno scrittore non deve mai smettere di sognare, ma con i piedi per terra.

Come ho resistito all’impulso del fantasy, ho resistito anche a quello della trilogia. Ho quindi impostato “Le Colpe” come un romanzo autoconclusivo che però non risolve alcuni dei misteri emersi e lascia aperte le vicende dei personaggi a successivi sviluppi. In questo modo, se in pochi avessero apprezzato il romanzo, avrei potuto fermarmi lì e passare ad altro; se invece fosse andato bene, avrei potuto scrivere un seguito.

Ebbene, dopo nove mesi dall’uscita i risultati parlano da soli: è appena partita la quarta ristampa del romanzo, e il gradimento il supporto e l’entusiasmo del pubblico è stato davvero incoraggiante; l’ultima, emozionante conferma è stata la lettera che ho ricevuto dalla giornalista e scrittrice storica Gabriella Magrini, che ho pubblicato con il suo permesso alcuni giorni fa.

Quindi ormai è ufficiale: proprio in questi giorni, esaurita la fase di documentazione, sto per iniziare a scrivere il seguito de “Le Colpe”! Gli aggiornamenti a riguardo verranno postati sul blog dedicato, ma posso già dirvi che non vedo l’ora di gettarmi di nuovo a capofitto nel medioevo e accompagnare i miei personaggi in una nuova, grandiosa avventura.

Buone letture, gente!

Fantasy in Italia: l’anteprima del nuovo romanzo!

Buona primavera a tutti!
Dieci giorni fa, il 15 marzo, si concludeva il Cartoomics 2015, la più grande fiera nel settore del nord Italia, che da quest’anno ha dedicato molto spazio e attenzione particolare al fantasy in tutti i suoi sottogeneri e in tutte le sue manifestazioni, dalla scrittura elfica all’abbigliamento, dall’esperienza del Gioco di Ruolo al cosplay; oltre che, naturalmente, alla letteratura.
Quasi tutti i miei lettori mi conoscono per l’affresco medievale del romanzo Le colpe dei padri, in cui ho cercato di rivitalizzare il medioevo della Lombardia (e non solo), con l’attenzione e la ricerca meticolosa che qualunque seria opera di divulgazione culturale richiede.
Per questo, forse, alcuni si sorprenderanno nello scoprire che sono molto legato anche a un immaginario comunemente considerato staccato, quasi opposto, alla serietà della cultura. Sto parlando dell’immaginario della letteratura fantasy, a cui nel 2011 ho infatti dedicato la mia tesi di laurea specialistica.
Che gli ambienti accademici e letterari nostrani siano impermeabili e quasi ostili alla narrativa fantastica di stampo internazionale (la speculative fiction in cui rientra il genere fantasy), è un dato di fatto ormai consolidato; non è questo il luogo di approfondire il discorso, tuttavia voglio che la mia posizione a riguardo sia molto chiara.
Sono convinto che lettori, critici e letterati del nostro paese si sbaglino a relegare il fantasy a narrativa di second’ordine. 

Il futuro della letteratura è nel fantastico, e il fantastico è uno strumento formidabile per stimolare la lettura, la riflessione e il confronto con la diversità. E non mi riferisco solo ai bambini, basta visitare Cartoomics o una qualunque fiera specializzata per accorgersene. Anche se molti editori concordano che il fantasy di un autore italiano vende pochissimo (a meno che non si parli di Licia Troisi), e anche se forse non gioverà alla mia immagine di scrupoloso scrittore storico (come se fosse impossibile avere sia fantasia che disciplina), ebbene io sostengo e promuovo l’uscita dal ghetto da parte della letteratura fantastica in Italia. Sono anni che ci spero, anni in cui desidero una rivoluzione silenziosa, un’evasione dal carcere mentale in cui noi italiani ci siamo rinchiusi dal Verismo in poi e che ci costringe ad accontentarci di quel che c’è, perché non siamo abituati a immaginare alternative.
Per questa ragione considero il mio sodalizio con Acheron Books un evento di grande significato, forse la tappa più importante del cammino percorso finora nel mondo della scrittura: tra maggio e giugno 2015, infatti, questa nuovissima casa editrice darà alle stampe il mio primo romanzo di genere fantasy, dal titolo Eternal War: Gli Eserciti dei Santi. Un evento doppiamente importante, visto che la Acheron si prefigge l’obiettivo di mostrare al mondo le potenzialità dei narratori italiani di fantasy, horror e fantascienza, grazie alle sue traduzioni in lingua inglese e alle sue partnership internazionali. 
Nel prossimo post illustrerò la parte che io, il più giovane autore della scuderia Acheron, giocherò all’interno di questo ambizioso progetto, e vi darò il quadro della trama del nuovo libro; già da ora, però, chi vuole un assaggio non resterà a bocca asciutta. Sprono chiunque ami il fantasy a sfogliare il catalogo di questa nuovissima e promettente casa editrice; per i non lettori digitali, diversi titoli prevedono la comoda possibilità del Print on Demand.

I più informati si saranno già accorti che già adesso sullo store della casa editrice compare la copertina del mio Eternal War. Non è un errore: si tratta di una modalità di pre-acquisto promozionale, grazie alla quale è possibile prenotare la versione in italiano dell’ebook, in modo da averlo con una settimana di anticipo sulla data di lancio ufficiale, e con uno sconto del 25%

Questa speciale iniziativa è stata pensata per le centinaia di ragazzi, ragazze e adulti che durante i tre giorni del Cartoomics sono passati al mio banco a fare quattro chiacchiere con me, e che hanno preso uno dei pieghevoli che vedete nella fotografia a fianco: questi coupon danno diritto allo sconto speciale, contengono l’anteprima della copertina (stupenda) di Antonio de Luca e riportano un link che permette di scaricare gratis e in preview assoluta i primi due capitoli del romanzo! 
Per gentile concessione del direttore editoriale di Acheron, per qualche giorno ancora questa promozione è estesa anche a voi, che mi seguite sempre sul blog e i sui social network: è sufficiente cliccare qui per raggiungere la pagina della promozione. Ma dovrete affrettarvi: c’è tempo solo fino al 31 marzo. Trascorsa quella data, il pre-buy di Eternal War sparirà dal sito, e anche se continuerà a essere possibile leggere gratuitamente l’incipit, a quel punto l’unico modo per ottenere lo sconto sarà dimostrare che avete ricevuto il coupon della promozione, inviando via mail una fotografia con il vostro viso sorridente e il coupon cartaceo in bella vista, all’indirizzo:
Un ringraziamento al cosplayer del sommo Dante, qui sotto, che si è gentilmente prestato a fungere da esempio!
Non poteva certo lasciarselo scappare, visto
che compare nel romanzo
Sperando di avervi incuriositi circa la mia nuova fatica, e sperando che i primi due capitoli vi solletichino l’appetito, non mi resta che augurarvi buona prosecuzione e buone letture!
Un abbraccio.

Lettera da Gabriella Magrini

Cari lettori,

Riporto oggi, con il permesso dell’autrice, la lettera inviatami della giornalista Gabriella Magrini, autrice Sperling & Kupfer, Frassinelli e Superbur, che fra gli altri ha scritto diversi romanzi storici. Ci siamo conosciuti alcuni mesi fa a Bergamo, alla libreria IBS di via XX Settembre, in occasione di una mia presentazione.

Bergamo, 14-1-2015


A Livio Gambarini, autore del romanzo Le colpe dei padri. 

Le comunico le impressioni che ho tratto dalla lettura del suo romanzo, che sono diverse e positive,

Anzitutto i pregi della sua opera: una scrittura trasparente e precisa, una scrittura “di testa” che rappresenta un medioevo sulle orme di Umberto Eco ma con una leggerezza più amabile. 

La mescolanza tra personaggi storici e inventati è ricca e ben amalgamata: suggerisce immagini storiche vive e precise: l’Imperatore tedesco disceso a ramazzare danaro e potere ma incapace di sostenere il proprio gioco, i Visconti che si accapigliano fra loro nella corsa ad affermarsi, le popolazioni che vivono alla giornata seguendo i ritmi dei propri mestieri e le credenze depositate dai secoli nelle loro vallate. 

I fatti tramandati fedelmente dalla storia si legano alle vicende individuali dei personaggi e danno loro uno spessore di realtà: la giovanissima e avventurosa Nera si prende spazio non appena mette piede nella pagina, Azzone Visconti riesce a malapena a stare nel gioco politico ma ha la resistenza di chi vuol arrivare ad ogni costo, il dottore mancato Crotto è quasi patetico nei suoi tentativi di tornare a galla. 

Ma la vera protagonista, a mio avviso, è la gente dei paesi e delle valli che vive nelle sue case e nei suoi mercati. La ricerca storica è approfondita e capace di dare il quadro della vita che sta attorno alle vicende, e il linguaggio affianca la storia seguendola nei vari ambienti (ma non sono un po’ troppe, nonostante il glossario, le espressioni dialettali per un lettore che non sa niente di bergamasco?) 

C’è un solo punto negativo, a mio avviso. Manca l’amore. Manca una storia che s’insinui tra le altre e crei qualche stralcio, o qualche pagina più esplicita di calore umano. Perché l’amore c’è sempre, nelle vicende umane: bisogna solo trovarlo.

Concludendo queste brevi note, mi ha veramente colpito il fragoroso, superbo finale nel quale il paesaggio, la natura, i personaggi e le immagini balenanti delle antiche superstizioni esplodono in quel torrente che trascina tutto a valle. Veramente geniale. 

Ho saputo proprio oggi che il tuo prossimo romanzo è già finito e lo vedremo in primavera. Forse una storia che scaturisce dalla prima, oppure nuovi tempi e nuovi cieli? Comunque: segui la tua stella e “Buona fortuna”, perché anche la fortuna ci vuole. 

Un cordialissimo saluto,

Gabriella Magrini


ASAP: Tempi che corrono

Ciao a tutti!

Spezzo gli ultimi mesi di silenzio per rassicurarvi: non sono morto! In effetti chi mi conosce di persona sa che per me sono stati mesi tosti e impegnativi, tra il forum, il corso “Il piacere della scrittura” in Cattolica di cui sono tutor (che è partito e naviga in ottime acque), il corso di scrittura di Raul Montanari che ho frequentato, la promozione de Le colpe dei padri, la documentazione per i lavori futuri e una serie di altre cose; oltre, naturalmente, alla scrittura vera e propria…

Perché dovete sapere che se ho rimandato (mea culpa) la scrittura del mio secondo romanzo storico (lo comincerò a brevissimo, promesso!), negli ultimi mesi non sono certo rimasto inoperoso sul fronte della scrittura. Sto preparando un secondo post che uscirà a breve, circa la grossa, spettacolare novità in arrivo da Acheron Books. Non posso però tacere di un’altra mia storia, uscita nel frattempo: un progetto in cui ho investito sudore, sangue e lacrime, e a cui ho dato un pezzo di cuore.

ASAP: Tempi che corrono

Prima di tutto, sbrighiamo il rito delle odiose etichette che fanno sempre più danni che altro: si tratta di una novella (23.000 parole, più lunga di un racconto ma più corta di un romanzo) di genere fantascientifico. Lo so: già vi è venuta la tentazione di non proseguire a leggere il post. In effetti la fantascienza piace a pochi, in Italia, e le indagini mostrano che siamo piuttosto ostili ai formati narrativi diversi dal romanzo. Ma vi prego, provate per un attimo a dimenticarvi le categorizzazioni a cui siete abituati: non ci sono astronavi in questa storia, si parla del nostro mondo, della nostra civiltà e di persone come noi, in un futuro prossimo. Il nocciolo della questione sono i sentimenti umani e la tecnologia.
La storia parte dall’amicizia tra tre giovani nerd norvegesi, che dopo la laurea si trovano a fare i conti con lo scorrere del tempo che minaccia di separarli…


«Su, diciamoci la verità,» proseguì Erik giocherellando con le briciole sul tavolo, «lo sapete che un lavoro di ricerca alla Nokia-Chronotech non vi lascerà molto tempo. Ma non è solo questo: finita l’estate, comincerà la vita da adulti e ognuno prenderà la sua strada. Anche se ora giureremmo il contrario. Voi due almeno sarete colleghi, io invece non so neanche dove finirò.»

Knut e Lars lo guardarono in silenzio.

«Sbaglio,» disse Knut, «o eri tu quello che mi rimproverava di essere troppo serio?»
«Hai ragione.» Erik sospirò. «È solo che questa vacanza è stata una vera figata, ma sa anche un po’ di addio.»
«Storie», intervenne Lars. «Quello che ci lega è più forte delle circostanze. Davvero pensi che una donna o il lavoro possano cancellare tutto, Erik? Per me non è così. Visto che stiamo dicendo la verità, diciamola tutta: noi tre siamo nello 0,1% delle menti più brillanti del pianeta. I luoghi comuni non valgono per noi, punto e basta.» 
«Mah, non sono così sicuro», disse Erik. «Non voglio fare la vittima, ma non riesco a immaginarci tra un anno a bere birra, voi due che parlate di AkselerasjonSfeltAvPeriode e io che, magari, sarò ancora disoccupato.»

Facciamo un passo indietro. Tutto nacque dalla mente malata di Marco Lomonaco, collega moderatore della Tela Nera, che nell’area di sua competenza lanciò una sfida di scrittura a squadre gratuita aperta a tutti, che destò un’immediato interesse sia dentro che fuori il forum e richiamò ben dieci squadre da tre scrittori ciascuna, disposti a far convergere la loro creatività nel difficile compito di scrivere storie a sei mani.
La sfida si profilava complicata, perché i partecipanti sembravano tutti molto motivati e tra di loro c’erano diverse penne che avevano già dimostrato più volte il loro valore sul forum, a partire dal vincitore di Chrysalide (Mondadori) Alessandro Renna, per non parlare di Maurizio Bertino, Erika Adale, David Galligani e altri ancora… 
Dal canto mio, non potevo fare squadra che con il mio amico e mentore, nonché flagello del forum, Marco Cardone, e con colei che per prima mi iniziò ai segreti di quel luogo oscuro, Polly Russell. 
Composto così il trio dei Mas Sacro, ebbero inizio le danze. Dopo una lunga discussione, decidemmo di partire da un’idea tratta da uno dei miei taccuini, sull’invenzione di una tecnologia capace di accelerare o rallentare la velocità del tempo in un’area circoscritta, come un forno o un ufficio, e sui cambiamenti della società a partire dalla diffusione di questa tecnologia.


Cinque anni più tardi, Oslo, 23 Luglio 2031 – 21:16 


Erik teneva gli occhi bassi, sul flut. Ormai l’ASAP non era più una novità recente, ma non si era mai trovato insieme a tanti individui multiveloci. 

«Ti sta mangiando con gli occhi», gli sussurrò Lars. 

Vaetilda Halvorsen, stretta in un tubino rosso che nulla lasciava all’immaginazione, stava rivolgendo a Erik l’ennesima occhiata maliziosa. Quando si accorse di essere ricambiata, sollevò il bicchiere e fece l’occhiolino. Erik rispose al gesto e sorrise, poi distolse lo sguardo. 
«Beh, che c’è?» domandò Lars. «È ancora un bel bocconcino. Pensavo di farti un piacere a invitarla. Probabilmente sta rievocando ricordi lontani delle vostre scopate ai tempi del college. Beh, lontani per lei, almeno.» 
«Non dico che sia da buttar via,» concordò Erik col suo tono più diplomatico, «è solo che la ricordo come una ventiduenne. Ritrovarmela così dopo soli cinque anni… è inquietante, ecco». Vaetilda poggiò una mano sul fianco un tempo snello e inarcò un sopracciglio smuovendo qualche ruga. 
Dimostrava una quarantina d’anni, ma Erik avrebbe scommesso ne avesse di più. 
Lars rise di gusto. «Almeno lei è una bella milf. Cosa dovresti dire di me, allora?» 
«Sarà pure bella» disse Erik cercando di non pensare all’aspetto dell’amico, «ma dovrebbe avere ventisette anni. Era un anno più giovane di noi, ricordi?». 
«Hai detto bene: era.» Dei capelli del vecchio compagno non rimaneva che qualche ciuffo giallognolo ai lati della pelata, le guance cadenti gli disegnavano pieghe tristi ai lati della bocca e la pelle del collo era un reticolo di rughe. 
«Quanti anni hai adesso, Lars?» si decise a domandare. 

La stesura della novella seguì fasi alterne, già dopo un paio di settimane avevo perso il conto del numero dei litigi tra noi tre autori; ma la storia stava uscendo, e secondo me stava venendo parecchio bene. Anche così, tuttavia, mi aspettavo di tutto, ma non che la nostra storia (all’epoca si intitolava Tempus Edax Rerum) riportasse nella gara una vittoria schiacciante: non fummo primi solo nella classifica finale, ma addirittura ciascuno dei tre “capitoli” che componevano la storia venne votato come il migliore del rispettivo turno.
Difficile dire di cosa fu merito. Forse dell’ambientazione suggestiva, il nord Europa dei fiordi e della Strada Atlantica; forse dei personaggi e del protagonista Erik, un nerd coraggioso e innamorato cotto; forse dell’idea e delle scene di azione, in cui abbiamo sfruttato al 100% le possibilità dello slow-motion che, una volta tanto, non è solo un artificio narrativo.

Dopo la vittoria nella gara, ASAP è rimasto in incubazione per diversi mesi con vari e importanti ritocchi; infine, dopo l’editing del curatore e dopo essersi impreziosito con la bella copertina di Luca Cattaneo e Laura Manicardi, è diventato un eBook acquistabile su Amazon a 1 euro e 99. Qualche settimana fa, in soli due giorni di promozione gratuita, ASAP ha scalato le classifiche di download di Amazon a una velocità vertiginosa, fino a conquistare non solo la vetta della categoria Fantascienza, ma anche quella ripidissima di Azione e avventura
La vera sfida inizia adesso: con i tempi che corrono, riuscirà ASAP a raggiungere nuovi lettori, ora che questi dovranno pagare per procurarsela? Visti i segnali ricevuti finora, tra cui le recensioni dei lettori e i pareri di blogger e autori come Milena Vallero e Andrea Viscusi, io penso che ne valga assolutamente la pena: questa storia se lo merita. Ma il mio parere non conta nulla, ormai: siete voi che dovrete deciderlo! 
A questo link troverete l’ebook di ASAP: Tempi che corrono. Ricordatevi che stelline e recensioni sono contributi preziosi per favorire la visibilità della storia, non costano nulla e permettono a tutti i lettori di esprimere un parere personale sulle loro esperienze di lettura.
Dulcis in fundo: con ogni probabilità questa sarà la prima, tra le mie storie, che avrà delle opere derivate. Siamo ancora in fase preparatoria, ma già altre due storie sono in cantiere presso altri due scrittori, che con le loro penne e i loro stili tributeranno degli spin-off ad ASAP. Penso che sia superfluo descrivere quanto grandi siano l’orgoglio e la gioia che uno scrittore può provare per una cosa del genere!

Augurando a tutti voi che mi seguite delle buone letture, vi mando un grandissimo abbraccio e vi do appuntamento a prestissimo con un nuovo post!

La ricerca storica 2 — Bergamo

Nel Trecento a Bergamo
c’erano circa 40 torri nobiliari
Per Milano e i Visconti della generazione 1325 il materiale di ricerca è stato abbondante (ne parlo in questo post). Contraddittorio, ingannevole e insidioso, ma quantomeno abbondante. Per il magister Jacopo de Apibus detto Crotto e Nera da Vertova (i personaggi dell’area bergamasca) il lavoro è stato più tortuoso e difficile.
Gli insediamenti romani di Bergamo (B.Belotti)
Primo e insostituibile testo di partenza è stata la versione aggiornata della Storia di Bergamo e dei Bergamaschi di Bortolo Belotti; molte delle informazioni generiche sulla situazione della città, sui personaggi in vista e sull’organizzazione in vicinie vengono da qui, così come gli spunti sull’Inquisizione bergamasca nel primo Trecento.
A partire da questo, grazie a Google Books ho potuto agevolmente consultare molti autori e testi menzionati da questa fonte storiografica – per brevità menziono soltanto le Memorie istoriche della città e chiesa di Bergamo del Ronchetti, l’Effemeride sagra e profana di Donato Calvi e un libello sulla vita di Alberico da Rosciate. Grazie alle lunghe sessioni di studio e ai prestiti interbibliotecari alla biblioteca di Sarnico e Ponte Nossa, ho poi messo le mani sull’utile libro (per quanto datato e non poco fazioso) delle biografie dei Vescovi di Bergamo, sui lavori di Andrea Zonca e su quelli di Maria Teresa Brolis, grazie ai quali ho potuto farmi un’idea sulla condizione femminile in quel periodo, sia dentro che fuori dall’ambito lavorativo.
Ho preso spunto dai processi ereticali di Gandino nel
primo Trecento per il filone inquisitorio del romanzo.
Per la documentazione sulle vicende di Nera sono state fondamentali anche le ricerche di Alma Poloni sull’area dell’Alta Val Seriana e l’esaustiva opera di Paolo Nobili sul paese di Vertova nel tardo Duecento. Informazioni più specifiche sui singoli paesi e le dinamiche fra di essi sono emersi consultando pubblicazioni di antropologia e storia dei paesi di Gandino, Clusone, Ponte Nossa, Parre e Angolo Terme, segnalatemi da gentilissimi eruditi locali come Sergio Castelletti, Renata Carissoni, Pietro Gelmi, Angelo Giorgi e altri ancora, che ho avuto il piacere e la fortuna di incontrare – a ovvia smentita, sono orgoglioso di sottolineare, di qualsiasi luogo comune circa la chiusura e il disinteresse per la cultura dei valligiani.
Parlando del laboratorio e dell’attività tintoria di Nera (che tanti lettori mi additano a “parti preferite” nel romanzo), i miei principali debiti documentari sono per una raccolta di saggi: Commercio nella Lombardia medievale, insieme a Medioevo simbolico e ai vari saggi del Mulino sull’abbigliamento, la cucina e il contado medievale. Anche qui, incalcolabile è stato l’apporto documentario di Google Books, con il quale è sufficiente inserire chiavi di ricerca come “Guado” e “medioevo” per ottenere una quantità pressoché infinita di materiale di approfondimento su qualunque campo (purché tali fonti si maneggino sempre con la dovuta accortezza). 
Il Donatus, l’antico libro di testo su cui Crotto
interroga i suoi alunni ne Le colpe dei padri
Online ho trovato una discreta quantità di materiale su Venturino de Apibus, ma molto meno su suo fratello Jacopo. Per ricostruire a grandi linee la biblioteca che i maestri della Scuola de Apibus dovevano avere a disposizione per il loro insegnamento, e per capire su quali letture il mio protagonista poteva aver costruito la sua formazione, mi sono affidato alla competenza del prof. Giuseppe Frasso, docente di Letteratura Italiana medievale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e le ho integrate con i saggi di storici anglosassoni sulla scuola e l’insegnamento in età comunale, rintracciati online (ad esempio questo), sia sulla celluloide dell’emeroteca della Biblioteca Sormani di Milano, oltre che naturalmente sui volumi della ricchissima biblioteca dell’Università Cattolica.
Targa marmorea presso la scomparsa
basilica di Sant’Alessandro
Ricostruire la fisionomia della città di Bergamo nel 1300 è stata un’impresa lunga, dolorosa e purtroppo non esente da imprecisioni. Due di esse sono emerse alcuni mesi fa dal confronto con la prof.ssa Maria Teresa Brolis (senza dubbio una delle maggiori conoscitrici del medioevo bergamasco, nonché autrice di alcuni dei saggi che avevo studiato) dopo la sua lettura de Le colpe dei padri. Imprecisioni tutto sommato modeste: nella mappa interna al romanzo, è errato l’orientamento della basilica di S. Alessandro (una chiesa che non esiste più da cinque secoli), e la mia descrizione di Porta S. Alessandro non è corretta. Sul resto della ricostruzione storica, tuttavia, la ricercatrice ed ex docente universitaria mi ha fatto i complimenti e non solo: nel passato settembre mi ha addirittura proposto un sodalizio per la scrittura del seguito delle Colpe. Questa offerta inaspettata mi ha insieme sorpreso, onorato e spronato a credere ancora maggiormente nel mio progetto di divulgazione storica attraverso romanzi d’avventura.
Citare la sitografia per intero sarebbe inutilmente lungo, ma oltre alle generiche piattaforme di ricerca come Google Books e Academia.edu, almeno due siti meritano una menzione diretta per l’importanza che hanno rivestito nel buon esito della mia ricerca. Il primo è stato il principale punto di riferimento sul piano linguistico, topologico e folkloristico per i capitoli di ambientazione bergamasca: il sito del Ducato di Piazza Pontida. Questa insigne organizzazione culturale orobica ha preso contatto con me alcuni mesi dopo la pubblicazione delle Colpe: oltre a dedicarmi un’elogiativa recensione, mi ha anche proposto una collaborazione con la sua testata storica, il Giopì, per scrivere articoli di approfondimento sul medioevo bergamasco. 
La seconda menzione d’onore è per Mille e una Bergamo, blog dedicato al passato e al presente di Bergamo, di una completezza, un’accessibilità e una qualità in cui raramente mi sono imbattuto altrove sul web. Da questo sito ho attinto spunti sia di ricerca che di immaginazione: ad esempio, la scelta di Borgo Canale come territorio dell’avventuriero notturno Scürfósk è scaturita dalla lettura di un articolo di itinerario turistico presente nel blog.
Ricostruire percorsi di ricerca durati un intero anno non è facile per me, soprattutto considerando la mia scarsissima memoria e la totale assenza, nel mio cammino di documentazione, di un piano ordinato o di una supervisione. In questo articolo ho a malapena sbocconcellato gli argomenti principali, tacendo innumerevoli fonti, saggi e contributi orali. Tuttavia, mi è sufficiente permettere al lettore di avere un’idea generale, uno scorcio bibliografico di ciò che ha nutrito Le colpe dei padri.
Per qualunque approfondimento o richiesta, sono a disposizione.
Buon proseguimento e buone letture!

Sul mio scaffale, la mensola dove raccolgo i testi di grande formato su Bergamo si è incurvata per il peso.

Novembre 2014 – aggiornamento e calendario eventi

A un anno esatto dall’inizio della stesura, Le colpe dei padri ha già raggiunto un bel numero di lettori! Dopo soli cinque mesi dalla pubblicazione, l’editore Emanuele Pagani si è sbilanciato in un’indiscrezione. La certezza non arriverà prima dell’anno prossimo, ma il volume degli ordini del distributore suggerisce che il mio romanzo sarà uno dei più grandi successi di vendite di Silele edizioni. 
Best-seller alla libreria IBS di Via XX settembre, Bergamo

Per uno scrittore esordiente, pochi piaceri sono paragonabili a vedere il frutto delle proprie fatiche esposto sugli scaffali delle librerie, accanto ai nomi familiari dei grandi scrittori italiani e stranieri. Una curiosità a questo riguardo: per ragioni alfabetiche, un mio vicino ricorrente nel reparto Narrativa storica è peraltro Franco Forte, di cui lessi l’ottimo manuale di scrittura proprio prima di mettermi a scrivere le Le colpe dei padri. Per rendere perfetto il quadro, in diverse librerie della bergamasca (tra cui IBS Bergamo e Feltrinelli Orio al Serio) e di Milano (Libreria del Corso, in corso Buenos Aires), addirittura il libro è finito nella colonna dei best-seller!

E mentre sono cominciate le prime ricerche per la stesura del secondo volume dell’opera (argomento di uno dei prossimi post), ottobre è tramontato ed è cominciato novembre, un mese che sarà ricchissimo di attività e presentazioni. Ecco dunque il calendario: 
  • Sabato 8 novembre, ore 18:00. Nella giornata centrale della Rassegna della Microeditoria di Chiari (BS) presenterò il mio romanzo nella bellissima Sala Morcelli. Sarà mio interlocutore il mio editore, Emanuele Pagani; dopo la presentazione sarò a disposizione per chiacchiere e autografi presso lo stand di Silele nella zona Espositori.
  • Domenica 9 novembre. Per buona parte della giornata conclusiva della Rassegna della Microeditoria di Chiari (BS), timbrerò con il sigillo di Azzone le copie dei lettori allo stand di Silele Edizioni.
  • Venerdì 14 novembre, ore 20:45. Da un’iniziativa della biblioteca del paese, nel grande Auditorium di Montello (BG), presenterò Le colpe dei padri insieme a due docenti del Liceo Scientifico Federici di Trescore, tra cui il mio ex professore di religione, Gian Mario Vitali. 
  • Giovedì 20 novembre, ore 11:00. Nella Sala consiliare di Magenta (MI) terrò una presentazione/lezione a quattro classi del Liceo Quasimodo, approfondendo i temi della vita quotidiana nel medioevo.
  • Venerdì 21 novembre, ore 21:00. Nel ciclo “Incontri con giovani autori” della Biblioteca Comunale di Cenate Sotto (BG), alle ore 21:00 presenterò il mio libro insieme al prof. Giosuè Berbenni. 
  • Sabato 22 novembre, ore 17:30. Per la prima volta fuori dalla Lombardia, presenterò Le colpe dei padri alla libreria Labirinto di Casale Monferrato (AL). Il mio illustre interlocutore per l’occasione sarà Roberto Coaloa, giornalista del Sole 24 ore e docente all’Università Statale di Milano.
  • Sabato 29 novembre, ore 17:30. Finalmente nella mia zona! Presso la splendida pinacoteca di Sarnico (BG), presenterò il mio romanzo nel paese in cui sono cresciuto.
Cangrande della Scala, dedicatario della terza cantica della Divina Commedia…
Nonché uno dei più insidiosi nemici di Azzone Visconti.
Nella speranza di incontrarvi presto, un grande abbraccio a tutti!